ASCOLI PICENO – Il mondo del calcio ed il business, tanti sono i modelli che nel mondo le società sportive decidono di intraprendere, l’Ascoli Calcio ha scelto di fare rete e di creare un network di imprese che possano essere partner di un progetto volto a far crescere il valore economico del brand. “Crescere Insieme” è il nome del progetto, ed il prossimo appuntamento dopo le due tappe ascolane sarà a Roma.

Approfondiremo l’argomento con un’intervista al dottor Tommaso Fabretti autore del libro: “Il business nel pallone. Analisi dei modelli organizzativi e gestionali delle società di calcio”, a cui abbiamo chiesto se il modello di business che l’Ascoli calcio sta intraprendendo possa fungere da motore di sviluppo per un club storico come quello bianconero.

 

Il patron Pulcinelli, proprietario del gruppo Bricofer, si dice orgoglioso di aver intrapreso questo modello di business e vuole allargare la platea alle multinazionali, la domanda che sorge spontanea è a quale club si ispira l’Ascoli per crescere e se un modello di business così impostato possa riscuotere successo nel territorio e nel calcio italiano, a questa domanda il patron ci risponde in maniera positiva: “Sì, credo che questo modello di business sia adeguato alla città di Ascoli e credo che possiamo costruire un network fantastico.  Non conosco bene i modelli intrapresi in Europa e  parlo di club italiani che conosco e se dovessi scegliere un modello dico Atalanta e Sassuolo. Proprio la squadra di Squinzi è il modello di riferimento che Pulcinelli ha deciso di seguire, imbastendo un legame di reciproco scambio di idee e opinioni con la società emiliana. “Ho parlato con il direttore del Sassuolo – ha dichiarato il patron bianconero – ci scambiamo idee e proposte e da lui posso imparare. L’attività che svolgiamo a livello tecnico viene sviluppata anche grazie a questo e solo se riusciamo a sviluppare un network positivo vinciamo la nostra partita, per fare business e network dobbiamo lavorare con lo stadio come i migliori club e qui ho visto un’opportunità di un popolo che mi tendeva la mano.”

Il caso Sassuolo. Una società che ha visto il suo sviluppo negli ultimi 20 anni in maniera esponenziale, garantito dall’impegno economico dell’imprenditore Giorgio Squinzi, proprietario della Mapei, che ha acquisito il club nel 2002 portandolo dalla C2 alla serie B dopo 6 stagioni e riuscendo a mantenere la serie cadetta per 5 stagioni fino all’approdo in Serie A nel 2012. I ricavi derivano anche dallo stadio di proprietà: dopo il trasferimento nello stadio di Reggio Emilia, nel  2013/14 diventa Mapei Stadium-Città del Tricolare (acquisito nel 2014). Tra i grandi eventi ospitati: UEFA Women’ s Champions League e le Final Eight del campionato Primavera. Oltre a questo la società lavora molto sulle plusvalenze, i ricavi commerciali, i ricavi tv e altri ricavi. Bricofer come Mapei? Esistono svariati casi di sponsorship di parti correlate come Juventus e Jeep, Manchester City e Etihad per citarne alcuni. Il Sassuolo in sinergia con Mapei ha realizzato anche il Mapei Footbal Center  una struttura con 6 campi da gioco per gli allenamenti della Prima Squadra e del Settore Giovanile.

A tal proposito abbiamo intervistato il dottor Tommaso Fabretti, autore del libro: “Il business nel pallone. Analisi dei modelli organizzativi e gestionali delle società di calcio”, a cui abbiamo chiesto se questo modello possa fungere da motore di sviluppo per un club storico come l’Ascoli.

Qual’è l’importanza di questo tipo strategie di marketing che queste società stanno elaborando? “Al giorno d’oggi, ogni società sportiva dovrebbe ricercare delle vie di ricavo sempre più diversificate e innovative, per garantirsi una sostenibilità economica di lungo periodo. Sono fortemente convinto che i club dovrebbero sviluppare in questo senso una forte attività di marketing e comunicazione, per portare il club sempre più al centro delle vicende non solo sportive ma anche economiche del proprio ambito territoriale. I vertici di una società sportiva moderna devono cercare di elaborare una fondamentale attività di network con tutte le altre realtà del proprio territorio. In altri termini, il club deve cercare di stabilire delle relazioni forti e durature con tutte le componenti dell’ambiente di cui fa parte, delle strategie che si rivolgano non solo ai classici e tradizionali tifosi, che sono e resteranno sempre la base di riferimento della società, ma anche a tutti gli altri “operatori” del territorio. Mi riferisco ovviamente alle aziende, ma anche alle altre società sportive (calcistiche e non) e alle istituzioni locali.   Come? Attraverso una corretta strategia di marketing, i responsabili della società sportiva dovrebbero cercare di sviluppare una forte sinergia che possa portare dei benefici a tutti questi soggetti, cercando di favorire un gioco di squadra che sia vincente non solo sul prato verde, ma anche al di fuori di esso. Il club deve dunque proporsi come il cuore pulsante del proprio territorio di riferimento, attorno al quale convogliare le attenzioni e, perchè no, le risorse economiche di una moltitudine di soggetti.”

 E’ possibile citare alcuni esempi di strategie di marketing congiunto tra club calcistci e imprese nel panorama europeo? “Sono tanti i club europei che, nel corso del tempo, hanno sviluppato dei network strategici con le aziende del proprio territorio. Vale la pena citare l’esempio lampante del Bayern Monaco: la principale società calcistica tedesca da molti anni elabora delle politiche congiunte con tre delle principali aziende del territorio bavarese, cioè Audi, Adidas e Allianz, tre multinazionali che oltre ad accompagnare come sponsor la squadra, detengono anche delle quote societarie. E’ certamente un modello vincente sia sul campo da calcio che al di fuori, come dimostrano i risultati sia sportivi che finanziari del club di Monaco. Anche in Inghilterra troviamo tanti esempi di strategie congiunte tra società di calcio e aziende: ci troviamo in prossimità del “Boxing Day”, il momento più “caldo” e denso di partite della stagione. Da Stamford Bridge a Old Trafford, passando naturalmente per i campi periferici delle squadre minori del Regno Unito, al termine delle partite i tifosi potranno partecipare a feste natalizie e di capodanno organizzate dalle stesse società in collaborazione con i propri sponsor, che dunque offriranno un prodotto “congiunto” e molto interessante anche al di fuori dell’evento calcistico vero e proprio. Per citare invece un esempio più idoneo a una piccola realtà calcistica, possiamo guardare Oltralpe: in Francia, una società del campionato di L2 (la nostra serie B) come il Lorient FC ha costruito nel corso del tempo un network con oltre 400 imprese che supportano il club bretone nel corso della stagione, organizzando inoltre nei saloni dello Stadio Moustoir dei meeting aziendali. Insomma, possiamo dire che è la prova che, grazie a un lavoro lungo e certosino, anche i club di provincia possono sviluppare una strategia aziendale solida e duratura.

Qual’è l’importanza dei piccoli club per il movimento calcistico nazionale? “Dal mio punto di vista, l’attività dei club di provincia è di importanza vitale per l’intero sistema sportivo del nostro Paese: come nel classico modello economico italiano, in cui sono le piccole aziende a trainare tutto il sistema, allo stesso modo nel calcio l’iniziativa e la capacità di innovazione delle piccole società costituiscono una base fondamentale per l’intero movimento calcistico italiano.”

L’Ascoli dall’arrivo di patron Pulcinelli, ha effettuato una serie di azioni di marketing mirate con iniziative collaterali legate alla squadra ma anche al territorio, inoltre ha inaugurato lo store online e lo store in via Cairoli, nel centro cittadino, lavorando molto sul merchandising, Inaugurazione avvenuta nel 2018 nel corso dei festeggiamenti per i 120 anni di storia, proprio la responsabile marketing, Susi Galanti dichiarò: ““Per la prima volta nella storia dell’Ascoli Calcio, abbiamo aperto con orgoglio il primo store dell’Ascoli. In occasione del 120° anniversario abbiamo ripercorso la storia ultracentenaria dell’Ascoli con l’inaugurazione della mostra delle maglie storiche e del libro illustrato Nazzaro Sauro e Marco Cannella. L’Ascoli rappresenta qualcosa di più di una semplice squadra della città”.

 

 


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