ASCOLI PICENO – Sulla polemica che ha coinvolto il direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale delle Marche Ugo Filisetti (clicca qui) interviene Carlo Narcisi, segretario provinciale piceno del sindacato Ugl.

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Ritengo che i commenti relativi alla lettera di Filisetti siano fuori luogo: si intuisce che l’intento del direttore era quello di ricordare una data storica importante, quella del 4 novembre 1918, quando si ratificò l’armistizio con l’Austria-Ungheria a Villa Giusti presso Padova dopo  che l’esercito italiano aveva sbaragliato il nemico a Vittorio Veneto.

Il messaggio, rivolto ai giovani di oggi, voleva essere di incoraggiamento affinché si possa uscire da questo periodo difficile con la stessa grinta e voglia di reagire. Lo hanno fatto i giovani soldati appena diciottenni che hanno combattuto guidati dal generale Armando Diaz il quale, a differenza di Cadorna, curò meglio l’addestramento, trasmettendo fiducia nei suoi uomini che ricambiarono il gesto con quella voglia di combattere in nome del patriottismo e della solidarietà nazionale.

E’ bene ricordare che la Grande guerra fu la prima guerra di massa della storia non solo perché mobilitò milioni di coscritti e che costò la vita ad un numero elevato di uomini, ma nel senso che ebbe a che fare con le idee, gli interessi, le passioni e i valori di masse umane fino ad allora escluse dalla vita politica.

Per mobilitare queste masse, l’obbligo nell’arruolarsi non era sufficiente: occorreva far appello a valori più alti, a motivazioni più profonde, che toccassero la coscienza dei cittadini a cui era richiesto un immenso sacrificio, pertanto oggi come allora bisogna fare appello a quei valori che sembrano essere svaniti per mancanza di punti di riferimento…

Non si può essere così banali quando si fa appello all’articolo 11 della Costituzione dicendo che l’Italia rifiuta la guerra, non è anticostituzionale dire che bisogna far ricorso alla “guerra” perché nella realtà in cui viviamo la guerra è metaforicamente intesa come la continua lotta che ogni giorno bisogna affrontare per sopravvivere, siamo in trincea e non è facile salvarsi.

Una riflessione mi sorge spontanea, chissà perché si fanno polemiche e strumentalizzazioni politiche e sindacali, si sollevano polveroni su pensieri, considerazioni legate ad una ricorrenza storica lecita alfine di non essere dimenticata e invece non si presta la stessa attenzione alle criticità  della scuola che sono diventate ancora più gravi in questo periodo di emergenza sanitaria.


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