CARASSAI – Di seguito una nota stampa del direttore della Cia provinciale, Massimo Sandroni, in merito al progetto di agricoltura sociale di Rocca Montevarmine.

Dopo più di tre anni dalle prime assegnazioni non vi è traccia di azioni sociali svolte. Come Cia non chiediamo di vedere un progetto già operativo ma qui purtroppo non c’è stato neanche non un report o  almeno un evento pubblico di presentazione di cosa si vuol fare. Riteniamo che un progetto in cui il Comune è promotore e cofinanziatore non può assumere un carattere meramente privatistico e debba avere evidenza pubblica.

Ma cosa aspettarsi, se dopo due anni dalla assegnazione, una azienda che doveva sulla base delle prescrizioni inderogabili del bando avviare l’agricoltura biologica, ha appena effettuato un trattamento diserbante su frumento (ovviamente non ammesso in bio). Tutto questo mi fa pensare che le aziende assegnatarie, non abbiano mai avuto il “sogno” di un progetto innovativo ma solamente acquisire un fondo a scapito delle aspettative del Comune e degli ex affittuari. Perché al momento, sinceramente la Cia non vede nessun modello agricolo diverso da quello precedente. Come organizzazione saremmo felici di essere smentiti e che il Comune, verificasse e chiarisse.

Se poi in risposta a questa richiesta di verifica cortesemente ci fornisse anche i documenti presentati in istruttoria dalle aziende assegnatarie al bando che attendiamo da più di un anno, potremmo anche dire che oltre alla correttezza progettuale c’è anche il rispetto della trasparenza nei confronti dei cittadini.

La Cia ritiene che sia giusto conoscere se le aziende stanno ottemperando agli impegni anche a quelli economici. Come non ricordare le facce indignate di alcuni consiglieri comunali all’apprendere che ci fossero delle aziende morose tra gli ex affittuari della tenuta (poi rilevatesi una esigua minoranza) come Cia ci auguriamo che gli stessi consiglieri siano altrettanto vigili per verificare che i nuovi affittuari siano bravi e  puntuali pagatori. La Cia infine vuole invitare anche le associazioni ambientaliste e sociali che operano nel territorio a porre attenzione su quello succede nella Tenuta Rocca Monte Varmine, per evitare che tra qualche anno più che un progetto di valorizzazione di attività sociali e ambientali ci ritroveremo degli scandali che danneggeranno l’immagine degli stessi settori.


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