SPINETOLI – Il Comune di Spinetoli partecipa alla XVIII edizione del Gran Tour dei Musei 2026 con due iniziative che intrecciano memoria, innovazione e apertura al mondo, valorizzando il ruolo del Museo della Civiltà Contadina come spazio dinamico di cultura, incontro e racconto del territorio.
La prima proposta è il progetto Loquis, dal titolo “20 passi tra sentieri antichi e verdi orizzonti”: una serie di 20 podcast audio dedicati alla scoperta di Spinetoli, della sua storia e della sua identità. Brevi tracce guidano l’ascoltatore attraverso luoghi, personaggi, tradizioni popolari, paesaggi e curiosità che compongono la memoria storica della comunità.
A narrare questo viaggio è la voce inconfondibile e indimenticabile per il territorio di Alberto Azzara, ricostruita con l’intelligenza artificiale a partire da campioni audio originali: una presenza sonora capace di restituire emozione, autenticità e profondità a ricordi e aneddoti.
I podcast sono disponibili gratuitamente sull’app Loquis (https://www.loquis.com/it/loquis/14741018/Museo+della+Civilt+contadina) o tramite QR code presente nei materiali e in piccole targhe posizionate a Spinetoli. Inoltre saranno diffusi da Trenitalia. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con GeoRadio s.r.l.
“Questo è uno sforzo, un lavoro che abbiamo fatto in modo collettivo – spiega Lory Mascetti, assessora con delega alla Cultura – perché il nostro obiettivo è quello di far conoscere la nostra realtà territoriale, che secondo noi è molto bella, ma anche difficile da portare a conoscenza delle persone, persino di quelle che vivono vicino a noi. Non si tratta solo di creare eventi, ma di dare una visione diversa della comunicazione: il podcast è uno strumento più attuale, capace di raggiungere anche i giovani o persone lontane”.
Mascetti sottolinea anche il valore comunitario del progetto: “È stato un lavoro impegnativo, ma in cui abbiamo creduto. Sia per il podcast sia per la mostra abbiamo avuto persone che ci hanno aiutato: ex assessori, associazioni, volontari. È stato davvero un lavoro di comunità, nato dall’amore per il nostro territorio e dalla volontà di farlo conoscere”.
Accanto al progetto audio, il Comune presenta la prima mostra fotografica “Immagini dal mondo: Volti e Paesaggi” di Fernando Felicetti, ospitata presso il Museo della Civiltà Contadina, in piazza Roma, nel cuore del centro storico.
Felicetti, architetto e fotografo, porta nella mostra uno sguardo attento alla composizione, alle forme e ai dettagli. Nei suoi scatti emergono volti, luoghi e particolari colti durante i viaggi, con una sensibilità visiva influenzata anche dall’amore per l’architettura e per ciò che spesso sfugge a uno sguardo frettoloso.
L’esposizione porta all’interno del museo uno sguardo internazionale: il luogo che custodisce la memoria rurale locale si apre così a nuove prospettive, diventando un contenitore di civiltà globali, dove volti e paesaggi lontani dialogano con la storia del territorio.
La mostra sarà visitabile dal 18 al 24 maggio, su prenotazione al numero 351 7087768.
Sono inoltre previsti due appuntamenti speciali: il 23 maggio, dalle ore 21, in occasione della Notte dei Musei, con “Immagini dall’Iran – I musei uniscono un mondo diviso”; e il 24 maggio, dalle ore 18, per la Giornata Internazionale dei Musei, con protagoniste le fotografie dedicate a Cuba.
A chiudere il racconto del progetto è Pietro Balestra, vicesindaco, che inserisce le iniziative in una visione più ampia di valorizzazione dei borghi. “Oggi i borghi vivono una realtà non felice, anche a causa dello spopolamento. Se non si riporta al centro la cultura che il borgo esprime, le tradizioni rischiano di perdersi. Sono iniziative piccole solo in apparenza, perché richiedono un grande impegno: vanno seguite, preparate e presentate al pubblico”.
Balestra ricorda anche gli investimenti realizzati negli ultimi anni: “Abbiamo investito quasi tre milioni di euro per le mura castellane e abbiamo già pronto un altro progetto per completarle. Il borgo deve rivivere, dobbiamo portare le persone. Oggi la gente va dove si mangia o dove c’è cultura: noi abbiamo preferito la linea della cultura, perché siamo convinti che attraverso essa le tradizioni tramandate possano restare vive”.
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