ASCOLI PICENO – Ancora neofascismo che divide Ascoli e gli ascolani. Stavolta presa di mira dai giovani di Blocco Studentesco sono state le Acli di Ascoli: “Chi scappa dalla guerra non merita rispetto” si legge nello striscione apparso nella notte tra mercoledì e venerdì fuori dall’istituto tecnico Umberto I, dove, solo una settimana fa, un ragazzo era stato malmenato sempre per motivi politici riconducibili all’estrema destra.

“Ad Ascoli si assiste ad un innalzamento del clima di intolleranza verso tutti coloro che si preoccupano degli ultimi – scrive il Partito Democratico -Non ultima è l’accusa di un’aggressione da parte di un ragazzo della destra ascolana nei confronti di un ragazzo minorenne e l’abituale affissione di manifesti abusivi da parte di forze legate all’estrema destra con scritte che poco hanno a che fare con il clima democratico, di dialogo ed accoglienza che molte associazioni cercano di sviluppare. Vedere quelle parole affisse su un muro di una scuola, luogo di formazione ed educazione dei ragazzi è davvero avvilente. E’ pertanto un dovere morale ancor prima che politico dimostrare la nostra vicinanza alle Acli di Ascoli Piceno, organizzazione impegnata da tempo nel sociale e che fuori dalla luce dei riflettori dà aiuto a molte persone. Del grave gesto avvenuto in città abbiamo subito provveduto ad avvisare i vertici nazionali del Pd. Ci aspettavamo un intervento di condanna del Sindaco, del suo vice o dell’assessore all’Istruzione al fine di poter condividere le loro dichiarazioni. Purtroppo ciò non è avvenuto, e la nostra condotta morale non ci permette di rimanere in silenzio dinanzi a tutto ciò”.

Anche i Radicali Marche prendono posizione: “Siamo esterrefatti da quanto accaduto all’Istituto tecnico commerciale Umberto I ed esprimiamo tutta la nostra vicinanza alle Acli con cui abbiamo condiviso la campagna Ero straniero nei mesi scorsi, coinvolgendo decine di migliaia di persone in tutt’Italia. Lo striscione “chi scappa dalla guerra non merita rispetto” dimostra come minimo la totale ignoranza – nel senso di ignorare – rispetto a ciò che sta colpendo le popolazioni di buona parte dell’Africa. Non solo guerre, ma carestie e soprusi di ogni genere. Sarebbe un buon esercizio per questi “nostri ragazzi” parlare con uno qualsiasi dei migranti arrivati in Italia, capire che al di la del colore, sono persone, rendersi conto di cosa significa davvero il coraggio e di quanta differenza faccia nascere in un paese europeo o a poche centinaia di chilometri al di là del Mediterraneo”

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