ARQUATA DEL TRONTO – Il sisma del 2016 ha cancellato per sempre la frazione di Pescara del Tronto, una ferita ancora aperta, sotto gli occhi di chiunque percorra la via Salaria. Le macerie sono ancora lì e raccontano un dolore ancora vivo nella popolazione di Pescara.

Sono 51 le vittime del terremoto ad Arquata del Tronto, 47 quelle che hanno perso la vita a Pescara. In quegli istanti terribili, il paese è crollato interamente e da alcuni mesi è arrivata la certezza che non potrà essere ricostruito lì dov’era.

L’Ordine degli Architetti di Ascoli Piceno ha indetto, anche per dimostrare una forte vicinanza seppur simbolica, il concorso nazionale di idee “Dare un futuro alla memoria di Pescara del Tronto” volto alla scoperta di percorsi progettuali in favore della ricostruzione di Pescara, che mantenga viva la memoria e la tradizione del paese e di chi lo abiterà in futuro.

Patrocinato dalla Regione Marche, dalla Provincia di Ascoli Piceno e dal comune di Arquata del Tronto, tale concorso ha riscontrato molta partecipazione.

Nel corso della premiazione dei vincitori avvenuta il 17 maggio , a pari merito con Antonio Fini e Caterina Rigo, è stato selezionato anche il progetto dell’ascolano Lorenzo Cellini.

A Piceno Oggi, spiega le ragioni della partecipazione al concorso e cosa lo lega al territorio arquatano.

Cosa l’ha spinta a partecipare al concorso di idee per Pescara del Tronto? Conosceva quel territorio?

“Il bando per il concorso di idee è arrivato ad un anno e mezzo di distanza dai terribili eventi del 2016. Un tempo durante il quale ho collaborato con altri architetti ed ingegneri per mettere la mia professionalità al servizio dei cittadini disorientati e spiazzati.Tuttavia spesso le notizie che arrivavano dal fronte del cratere non sono state incoraggianti. Il contenuto del bando perciò mi è sembrato da subito uno strumento culturale irrinunciabile per fronteggiare il pericolo che oltre alla perdita materiale queste preziose comunità montane vadano incontro anche alla perdita della loro stessa identità. Io sono nato ad Ascoli Piceno, una città nella quale ho deciso di tornare a vivere dopo un lungo periodo trascorso tra Roma e l’estero per motivi di studio e di lavoro. Si è trattato di una scelta dettata dal forte legame che ho con il nostro territorio, mi piace individuarne e svilupparne  le potenzialità, che sono tante ed uniche. Inoltre mio padre è originario di Colle, una delle frazioni che come Pescara compone il comune di Arquata del Tronto. Queste montagne bellissime sono pertanto l’orizzonte di tantissimi ricordi”.

Quali sono le linee guida del suo progetto?

“L’idea di un parco alla memoria è stata sviluppata come “progetto di suolo” che come tale pone nettamente l’accento sulla relazione tra sito e forma. L’idea alla base è stata quella di non creare un vuoto involucro commemorativo ma dare origine ad uno spazio pensato come il punto di una nuova mappa con cui orientarsi e tornare. Senza modificare l’impianto originario del paese daremo risalto ai luoghi in cui si trovavano gli elementi identitari del borgo ed i percorsi pedonali di raccordo tesseranno il filo della memoria con una evocativa scrittura di superficie”.

Durante la fase di progettazione, ha ritenuto opportuno ascoltare il contributo di chi abitava in quella frazione, oppure pensa di integrare successivamente?

“Una delle prime cose che abbiamo fatto è stata quella di raccogliere le testimonianze di amici pescaresi che col terremoto hanno perso la casa e gli affetti. Grazie ai loro racconti sono riuscito a mappare in maniera molto vivida i luoghi in cui la vita si svolgeva e gli elementi identitari attorno a cui si dipanavano le dinamiche collettive ed individuali. Il progetto chiama in causa la memoria di un intero paese che oggi non esiste più ed è necessario che venga sentito dalla comunità che lo abitava come ” in continuità”. Per farlo stiamo attivando processi partecipativi tra popolazione, realtà produttive locali e saperi tecnici affinchè dopo questo primo importantissimo passo il progetto veda effettivamente la luce”.


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