CIVITANOVA MARCHE – Arricchiamo la discussione sul Fiera Hospital in corso di allestimento a Civitanova con quanto scritto dall’assessore alla Protezione Civile Angelo Sciapichetti. Commentiamo alcuni passaggi in corsivo.

Terminata la lunga parte burocratico amministrativa, ieri finalmente sono iniziati i lavori all’ente fiera di Civitanova Marche. Raggiunta la cifra necessaria per la realizzazione dell’opera che sarà interamente finanziata da donazioni private, effettuate da imprenditori, banche, fondazioni e tanti semplici cittadini che hanno capito e donato quello che hanno potuto (in alcuni casi commoventemente anche 5 euro!).

Non si capisce se la cifra è stata raggiunta (participio passato di raggiungere) o ancora no (sarà, futuro di essere). Sarebbe anche interessante conoscere in dettaglio i costi previsti.

La pandemia, dopo i giorni terribili ha cambiato andamento: è vero che non si è fermata ma oggi cresce molto più lentamente rispetto a qualche settimana fa; la necessità quindi di realizzare l’opera rimane per intero al fine di riportare gli attuali ospedali covid gradatamente alla normalità restituendo ai cittadini la possibilità di effettuare tutti quegli interventi chirurgici e quelle prestazioni ambulatoriali sospese ormai da quasi due mesi.

Quale cittadino sarebbe per principio contro queste premesse? Però vanno dati dei numeri, altrimenti le parole rischiano di trasformarsi in chiacchiere. E non va bene. L’assunto iniziale, ovvero dell’epidemia che è rallentata, non esiste più; ma anche in virtù di questo e non nonostante questo l’opera trova una sua motivazione, secondo Sciapichetti. I 90 posti della Fiera Hospital infatti, magicamente, svuoterebbero gli ospedali marchigiani; ci sembra quasi un ricatto. Ad oggi i ricoverati nelle Marche sono 658: 88 in Terapia Intensiva, 202 in Semi-Intensiva, 368 in reparti non intensivi. Sono 7 volte più che i posti disponibili in Fiera Hospital. 

Ad ogni modo sarà compito della giunta Ceriscioli illustrare piani e modalità di trasferimento dei pazienti covid-19 alla Fiera Hospital.

Senza contare che se dovesse esserci (Dio non voglia!) una recrudescenza della pandemia in autunno noi saremmo pronti… inoltre la struttura potrà essere messa a disposizione anche di altre regioni qualora ce ne fosse bisogno e, finita l’emergenza, le attrezzature verranno usate dall’Asur e l’impiantistica potrà essere riutilizzata dalla protezione civile regionale già specializzata a livello di sistema di protezione civile nazionale in aiuti nelle emergenze di ordine sanitario nel mondo.

Su questa base, nel caso vi sia (Dio non voglia anche per noi, ovviamente) una recrudescenza autunnale, sicuramente la Regione Marche ci farà conoscere il piano di azione nel momento in cui i ricoverati saranno da 91 in poi. Perché se fra poco, secondo quanto afferma Sciapichetti, gli ospedali marchigiani Covid-19 torneranno al loro regime ordinario, sarebbe assurdo che in caso di ricoveri da 91 pazienti in su nella Regione dovremmo assistere di nuovo al trasferimento di interi reparti nel giro di pochi mesi. Forse, superata l’emergenza, gli ospedali dovrebbero avere all’interno delle strutture esistenti percorsi, spazi e protocolli adatti all’azione anche per il Covid-19, in modo da non agire come fisarmoniche con costi di gestione e disservizi enormi. Forse gli investimenti con i fondi donati dovrebbero andare verso questa direzione, per rendere la struttura sanitaria regionale sempre pronta a rispondere a questa come ad altre crisi pandemiche? Ha presente Sciapichetti quale scenario sta disegnando con queste affermazioni?

L’ospedale di Civitanova (attualmente Covid) una volta realizzato il reparto in fiera sarà il primo ad “essere liberato” e restituito alla normalità perché il buon senso vuole che in quel comune non ci possano essere due strutture covid aperte; a seguire, tutti gli altri ospedali attualmente covid che non hanno un reparto di malattie infettive verranno restituiti alla loro attività.

Per ora a Civitanova ci sono 66 pazienti Covid-19. Sicuramente il numero andrà a diminuire.

Nelle prossime settimane l’emergenza nell’emergenza sarà costituita da come fare per ritornare ad erogare in tutti gli ospedali le prestazioni oggi sospese per coronavirus: è questo quello che ci chiedono pazienti e famigliari ai quali dopo due mesi abbiamo il dovere di dare una risposta concreta.

Prova ne sia che lo stesso Ministro della salute Speranza invitava nei giorni scorsi, tutte le regioni a creare covid hospital.

Covid-hospital” ovvero ospedali in grado di ospitare e curare pazienti affetti da Covid-19 senza creare alcun rischio agli altri, o “Covid-hospital” come strutture separate, distanti dagli altri? E strutture che non hanno al loro interno tutte le specializzazioni? A proposito: quali sono i reparti che andranno a costituire il Fiera Hospital?

Perché qui il ministro Speranza parla di Covid-hospital, avendone inaugurato uno, interno ad un ospedale esistente, il Policlinico Militare Celio di Roma, e non di una struttura distaccata e nata per altre funzioni. Ma magari ci sono comunicazioni diverse inviate alle regioni.

Il tempo, che è sempre galantuomo, saprà dare la giusta risposta alle tante, legittime critiche poste in buona fede che la realizzazione dell’opera ha suscitato. Certo, nessuno riuscirà mai a convincere della bontà della scelta la folta schiera dei prevenuti che non condividono “a prescindere” l’iniziativa.

Rispondiamo per noi: a metà marzo cercammo già di informarci su quanti posti di terapia intensiva fossero ancora disponibili. In mancanza di certezze circa la disponibilità di Intensiva residua nella Regione, capivamo la posizione di Ceriscioli di allestire strutture di emergenza, anche perché ci fidavamo della sua previsione del picco di ricoveri a metà aprile, poi rilevatasi infondata (ma si è proseguito come se niente fosse). Abbiamo successivamente chiesto se erano stati condotti studi epidemiologici e firmati da chi, che avessero giustificato tale posizione. Non ci è stato risposto anche se basta la lettura della delibera per capire che non ci sono studi citati. Oggi ci viene detto che l’ospedale pensato per l’emergenza ( = scarsità di posti letto) diventa un ospedale che libera gli altri. Mentre i fondi che dovrebbero essere destinati a tutti gli altri, come fa il centrosinistra in Emilia-Romagna e non come fa il centro-destra in Lombardia, al fine di consentire lo svolgimento regolare di tutte le funzioni, finiscono lo stesso al Fiera Hospital…

Una cosa è certa: nelle emergenze occorre avere grande capacità di scelta, soluzioni le più rapide possibili
e/o adeguamento a situazioni in continua evoluzione. Come sempre a fare la differenza saranno i fatti.


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