ASCOLI PICENO – Su opposte (oppostissime) sponde. Confindustria Ascoli-Fermo e Cgil Ascoli Piceno continuano a scontrarsi sul piano della comunicazione in merito alle misure di sicurezza sul lavoro in contrasto all’emergenza Covid-19.

“Non è la prima volta che il Presidente di Confindustria Centro Adriatico Simone Mariani valuta comportamenti e posizioni delle organizzazioni sindacali, in questo caso della Cgil, come gravi, irresponsabili e vergognose, mettendo, di fatti, in discussione la finalità stessa della nostra azione sindacale, arrivando ad accusarci addirittura di  “non avere a cuore il destino di lavoratori ed imprese” scrive la segretaria provinciale Barbara Nicolai.

“E’ vero che non sempre si sceglie nelle relazioni sindacali l’interlocutore dall’altra parte del tavolo, ma di sicuro il punto di partenza costruttivo nelle relazioni sindacali è sempre lo stesso, ovvero il riconoscimento del ruolo dell’interlocutore, e che ogni soggetto ha e dovrebbe esercitare nella consapevolezza che c’è un interesse superiore e comune del Paese, quello del benessere sociale ed economico di tutti i cittadini al cui perseguimento partecipano le imprese sì, ma anche, ovviamente, lavoratrici e lavoratori” continua il sindacato.

“Poter anche solo pensare che l’opinione di alcuni dirigenti sindacali, che forse poteva essere espressa in termini diversi, potesse essere una malcelata posizione della nostra organizzazione la dice lunga sull’idea di relazioni sindacali che la Confindustria ha nel nostro territorio – si legge – Comunque, nel merito della questione, c’è da dire che il contagio da Coronavirus e la sindrome Covid-19 possano essere considerati infortunio sul lavoro da parte dell’Inail è doveroso ed è necessario a tutela dei lavoratori, soprattutto quelli più a rischio”.

“Non è la responsabilità delle imprese in questo periodo al centro della discussione ma piuttosto come monitorare e soprattutto prevenire il rischio del contagio in modo efficace per garantire salute e sicurezza nei luoghi di lavoro a tutela dei lavoratori certo, ma anche dell’impresa. Infatti di fronte al rischio d’impresa legato al Covid le aziende hanno una sola arma fondamentale: valutare i rischi di contagio e adottare un protocollo di sicurezza, condiviso a livello aziendale con le organizzazioni sindacali, in grado di dimostrare il percorso di prevenzione del rischio adottato nel rispetto non solo dei protocolli nazionali firmati, ma ancor prima di tutta la normativa a tutela dell’integrità fisica dei lavoratori esistente, a partire dal Testo Unico sulla salute e sicurezza del 2008″ scrive la Cgil.

“Ciò significa definire le attività fatte per garantire le informazioni ai dipendenti, le modalità e gestione degli ingressi e uscite dall’azienda, l’accesso dei fornitori esterni, la pulizia e sanificazione, le precauzioni igieniche personali e dispositivi di protezione individuale, la gestione degli spazi comuni e organizzazione aziendale, nonché la gestione di eventuali casi sintomatica e la sorveglianza sanitaria – termina Nicolai – Il Presidente afferma che le aziende tengono alla salute dei propri dipendenti. Ciò sarà sicuramente quindi confermato dall’azione concreta e giornaliera di tutte le aziende e dall’applicazione scrupolosa di tali normative.


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