ASCOLI PICENO – Di seguito una nota, giunta in redazione il 25 maggio, dall’associazione Tavolo Piceno per l’Acqua Bene Comune.

Mentre in varie zone del territorio ascolano e fermano i cittadini sono da tempo alle prese con problemi legati alla qualità ed alla scarsità dell’acqua che sgorga dai rubinetti non immaginavamo che i vertici della Ciip si stessero impegnando in una costosissima mega operazione di mercato con Iren Spa, una grande Multiutility quotata in borsa con grandi mire espansionistiche. Un’operazione che non ha nulla a che fare con l’acqua e la depurazione ma ha il suo core business nel settore dei rifiuti e delle discariche.

Un’operazione, sino ad ora secretata, che a nostro parere tradirebbe tutti i principi di trasparenza sanciti dai cittadini nel vittorioso referendum sull’acqua pubblica, paradossalmente, proprio a pochi giorni dalla celebrazione del suo decennale.

Una trasparenza deliberatamente negata dalla clausola di riservatezza contenuta all’articolo 10 del testo dell’accordo di cui siamo venuti in possesso, che vincola Ciip a non rivelarne “a terzi” i contenuti senza l’autorizzazione di Iren spa! Una riservatezza che porta il presidente Ciip a negare persino l’esistenza di “un ipotesi di accordo definita da presentare nelle sedi istituzionali” in una lettera del 12 aprile scorso all’Autorità d’Ambito, che lo aveva richiesto per dare riscontro ad una nostra istanza di accesso agli atti, mentre nella Relazione Previsionale 2021 della stessa Società, pubblicata a febbraio nel suo stesso sito internet, si afferma testualmente che “allo stato è stato siglato con Iren Ambiente spa un accordo…”.

Una mega operazione, che prevederebbe la costituzione di una NewCo (nuova società) di cui Ciip dovrebbe acquisire il 60% con un esborso di oltre 8,8 milioni di euro, cui confluirebbero in particolare Picena Depur (che gestisce il depuratore Consind dell’agglomerato industriale di Campolungo) e Uniprojet, (concessionaria dell’impianto Consind per il trattamento chimico-fisico e biologico dei reflui industriali) entrambe acquistate recentemente all’asta da Iren, i cui costi ricadrebbero pesantemente nelle bollette degli utenti.

Costi il cui impatto, a nostro parere, potrebbe persino mettere in pericolo la stessa tenuta della società dato che oltre al cospicuo versamento iniziale, in base alle clausole contenute nel testo dell’accordo, Ciip sarebbe obbligata a partecipare ad un investimento di ben 37 milioni di euro “con particolare riferimento alla realizzazione di impianti di smaltimento e/o trattamento di rifiuti speciali e urbani (indifferenziati e differenziati) nel territorio in cui opera Ciip”. Un vincolo che qualora non fosse ottemperato entro sei anni comporterebbe l’ulteriore obbligo per Ciip di acquistare le quote societarie di proprietà Iren (il 40% restante).

Un’incredibile operazione “capestro” che con tutta evidenza non trova affatto giustificazione nell’esigenza, goffamente dichiarata nella suddetta Relazione Previsionale, di “ricondurre a Ciip spa attività afferenti e connesse alla depurazione con il rafforzamento del ruolo di Gestore Unico Ciip spa a beneficio del territorio e dell’ambiente” in quanto la gestione del depuratore di Campolungo passerà per legge a Ciip tra meno di un anno; mentre nel 2025 la concessione dell’impianto Chimico Fisico Biologico, alla scadenza contrattuale della gestione Uniprojet, andrà a gara pubblica.

Così come appare del tutto incredibile che proprio nel momento in cui il servizio idrico per far fronte agli effetti prodotti dal terremoto e dai cambiamenti climatici richiederebbe il massimo impegno progettuale, finanziario e operativo, oltre ad una gestione partecipata e sostenibile che coinvolga l’utenza, Ciip abbia qualche ragione di lanciarsi, in un delirio di onnipotenza dei suoi vertici, in nuovi business e trasformarsi in una multiutility di tipo commerciale ed industriale, lontana dai principi sanciti dal referendum popolare.

In realtà questa operazione apparirebbe incomprensibile e autolesionistica se non si tenesse conto che una NewCo produrrebbe nuove poltrone e prebende, ma soprattutto che Iren, acquistando all’asta Picena Depur, è diventata titolare dell’enorme credito che questa società vanta nei confronti del Consind (le stime vanno dai 12 ai 20 milioni di euro) che, nell’assenza di altre significative entrate correnti strutturali, ha dovuto utilizzare per anni gli introiti del servizio di depurazione per sostenere le proprie spese di funzionamento anziché pagare la società di gestione dell’impianto.

Una situazione surreale in cui, al netto delle complicità e delle connivenze, si è registrata una sostanziale passività del sistema politico locale e dei Comuni soci Ciip che, a quanto pare sarebbero stati “anestetizzati” dall’assicurazione che l’accordo in argomento per vedere la luce dovrebbe essere comunque approvato da tutti 59 Consigli Comunali oltre che dalle assemblee Ato e Ciip; ma in realtà se questo è vero –e qui arriva la chicca più clamorosa- nel testo dell’accordo in nostro possesso si stabilisce però che qualora questo consenso Istituzionale non dovesse essere unanime “Ciip si impegna a negoziare in buona fede con Iren un nuovo accordo che preveda modalità alternativa per l’esecuzione dell’accordo in modo da conservarne lo scopo e l’oggetto…”. Come dire che questo sciagurato disegno andrebbe realizzato comunque…in un modo o nell’altro!

Il Tavolo Piceno Acqua Bene Comune, oltre ad augurarsi che questo accordo non sia stato mai sottoscritto o sia già stato cestinato, ritiene comunque politicamente e amministrativamente gravissimo il suo stesso concepimento. Esso infatti evidenzierebbe, come già affermato, un’idea della gestione del servizio idrico ispirata a metodi e logiche commerciali, lontana dai principi di democrazia e partecipazione con cui come hanno affermato i cittadini italiani nel referendum, andrebbe gestito un bene comune fondamentale per i diritti fondamentali e la per la vita come l’acqua.

Una vicenda che mostra altresì come la stessa natura giuridica di Società per Azioni risulti assolutamente incompatibile con i suddetti principi di trasparenza e quanto sia urgente avviarsi a riportare Ciip all’antica natura di Azienda Consortile pubblica, come già avvenuto a Napoli e sta avvenendo a Torino.

Se invece, come affermato dalla più volte citata Relazione Previsionale allegata al bilancio 2021 Ciip, l’accordo malauguratamente fosse stato già siglato, la prima domanda che ci poniamo è la seguente: visto che il bilancio è stato approvato nel 2021 da parte di tutti i Sindaci, chi ha avrebbe autorizzato in precedenza la firma dell’accordo?

In tal caso comunque non possiamo che richiamare l’Autorità d’Ambito ed i Comuni soci alle proprie responsabilità di fronte i cittadini, utenti del servizio idrico, sui quali non possono essere rovesciate scelte estranee a criteri di razionalità, efficienza, efficacia, economicità, sostenibilità, solidarietà ma evidentemente funzionali a sanare dissesti di altra origine e natura.

In tal caso il nostro “Tavolo”, non abbasserà certamente la guardia ed oltre a chiedere contro di queste scelte sul piano politico si riserva di agire al riguardo in ogni sede.


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