ASCOLI PICENO – «Quanto accaduto nei giorni scorsi sulla vicenda dei comuni montani
rappresenta un fatto politico rilevante, che merita chiarezza e assunzione di responsabilità».

È la posizione
del consigliere comunale di opposizione Gregorio Cappelli, esponente della lista civica Ascoli Bene Comune,
intervenuto dopo il caso nato attorno alla delibera del Comune di Ascoli Piceno relativa al ricorso davanti al
Tar sui comuni esclusi dall’elenco dei territori montani.

Secondo Cappelli, il sindaco Marco Fioravanti sarebbe stato «costretto dalle prese di posizione e dalle
dichiarazioni degli altri sindaci del territorio», tanto da arrivare alla revoca della delibera 137 del 4 maggio
2026 e alla successiva adozione di un nuovo atto. «La decisione di annullare quella delibera – afferma Cappelli
– è la dimostrazione evidente che qualcosa non ha funzionato nell’iter politico e amministrativo. Se si è reso
necessario correggere in corsa il provvedimento, significa che non è stata posta sufficiente attenzione nella
lettura e nella valutazione di ciò che veniva portato in Giunta, né da parte del sindaco né da parte dei
componenti dell’esecutivo».

Il consigliere di opposizione evidenzia inoltre come la vicenda abbia generato forte disorientamento tra
amministratori e cittadini, soprattutto alla luce delle differenti interpretazioni emerse tra dichiarazioni
pubbliche e contenuti degli atti ufficiali.

«La politica – prosegue Cappelli – richiede coerenza e chiarezza istituzionale. Non si può sostenere
pubblicamente una linea e ritrovarsi poi con documenti amministrativi che raccontano altro. È comprensibile
che molti sindaci dei comuni esclusi abbiano manifestato perplessità e contrarietà».

Nel mirino dell’esponente di Ascoli Bene Comune finisce anche il ruolo assunto dal Comune capoluogo nella
vicenda: «Esiste poi un dato politico che non può essere ignorato: se davvero il Comune di Ascoli avesse voluto
agire concretamente a tutela dei comuni esclusi dall’elenco dei comuni montani, non avrebbe dovuto
attendere l’iniziativa giudiziaria promossa dagli stessi enti penalizzati. Avrebbe potuto, e probabilmente
dovuto, assumere fin dall’inizio un ruolo di promotore e di sostegno istituzionale nei confronti del territorio».

Per Cappelli, infatti, un capoluogo di provincia dovrebbe esercitare una funzione di guida e coordinamento
nei confronti delle realtà limitrofe, soprattutto su questioni che incidono direttamente sulle prospettive
economiche e amministrative dei comuni interessati.

Secondo il consigliere comunale, la vicenda assume anche un rilievo politico nazionale, alla luce del fatto che
i criteri contestati per la classificazione dei comuni montani sono stati predisposti dal ministro per gli Affari
regionali e le Autonomie Roberto Calderoli, esponente della Lega e componente dell’esecutivo guidato da
Giorgia Meloni.

«C’è una contraddizione politica evidente – osserva Cappelli – perché il sindaco Fioravanti,
nel momento in cui decide di sostenere le ragioni dei comuni esclusi, finisce inevitabilmente per contestare
criteri e provvedimenti adottati da un Governo sostenuto dal partito di cui lui stesso fa parte».

Per l’esponente di opposizione, quanto accaduto aprirebbe quindi «un caso politico interno al centrodestra»,
anche alla luce delle tensioni emerse negli ultimi mesi all’interno della maggioranza nazionale.

La vicenda continua intanto ad alimentare il confronto politico nel territorio ascolano, mentre resta aperto il
dibattito sui criteri adottati per la classificazione dei comuni montani e sulle possibili conseguenze per gli enti
esclusi.


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