I fratelli e le sorelle dell’Emilia colpiti dalla sciagura del terremoto, si aiutano a prescindere.

Decreti squallidi che minano le basi stesse dell’esperienza solidale – scritti da tecnici che non hanno neppure ottenuto il voto per amministrare un condominio – come il decreto legge numero 59 del 15 maggio 2012, devono essere respinti da tutti i parlamentari italiani oltre che da tutta la popolazione.

Anche perché non vi è alcuna ragione economica – oltre che sociale – affinché uno Stato venga meno ad un suo compito fondamentale, ovvero quello di assicurare i suoi cittadini di fronte ad una catastrofe. Che oggi colpisce l’Emilia, domani chissà.

Sappiamo addirittura che le catastrofi naturali, così come le guerre, incentivano, attraverso la ricostruzione, la rinascita economica.

Non posso quindi tollerare i giochi delle tre carte: “Coi soldi della sfilata del 2 giugno aiutiamo i terremotati”. Non perché non sia corretto. Ma perchè sarebbe una scelta che giustificherebbe ancor di più questo folle decreto e il corredo ideologico che è alla sua base.

I fratelli e le sorelle dell’Emilia colpiti dalla sciagura del terremoto, lo ripeto, si aiutano a prescindere.

Questo sarebbe il monito che ci aspetteremmo dal nostro Presidente della Repubblica, non la promessa di “sobrietà” per una sfilata.

Questo grido dovrebbe superare qualsiasi mercanteggiamento inammissibile e arrivare diritto nel cuore dell’Europa, per farci capire se conta di più una banca o migliaia di persone senza casa e decine di fabbriche crollate.

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