ASCOLI PICENO – Psichiatra, psicoterapeuta e fondatore della comunità “Agape Madre dell’Accoglienza”, Alessandro Meluzzi è noto al grande pubblico per le sue apparizioni televisive nel programma L’Italia sul 2 (Rai 2) e in quelli trasmessi sulle reti Mediaset Pomeriggio Cinque, Domenica Cinque, Mattino Cinque, Matrix e Quarto grado.

Ha aperto domenica 10 febbraio il primo degli incontri della “scuola per genitori” promosso dall’Istituto Ipaea di Ascoli Piceno e co-finanziata dalla Regione Marche.

Esiste davvero una scuola per essere genitori?

La scuola per genitori è la vita ma ci vogliono alcune idee forza che devono animare le persone perché la funzione dei genitori è quella di educare (dal latino educere ossia portare fuori), portare fuori quel tanto di verità che c’è nel cuore di ogni bambino e di ogni ragazzo ma anche condurre, come Mosè, un popolo schiavo ad una terra promessa percorrendo una strada che non si conosce e non sapendo neppure dove sia. Essere genitori ed educare è un cammino di ricerca amorevole in cui qualche idea forse serve e quindi se non ci può essere una vera scuola ci possono essere però delle idee guida.

E una scuola per i figli, intesa come educazione all’ascolto?

La scuola per i figli è la famiglia; i figli dovrebbero essere educati a delle relazioni affettive che rendono innanzitutto il rapporto tra adulti e giovani quello che diceva Platone nella Repubblica: “Beato quel mondo in cui i giovani rispettano i vecchi e i vecchi sanno ascoltare i giovani”. Questo non sempre si realizza nelle famiglie, purtroppo.

In situazioni di separazione o crisi di coppia, come si tutela il ruolo genitoriale?

Innanzitutto educandosi alla co-genitorialità, cioè alla situazione in cui anche quando un rapporto di coppia finisce, si capisce che si sarà genitori per sempre di quel bambino o di quel ragazzo; bisogna esercitarsi a relazionarsi in una dimensione di rispetto che è l’esatto contrario di ciò che solitamente accade ossia di usare i figli come un manganello per colpire l’altro coniuge; è necessario partire sempre da una pulsione d’amore e non di rivalsa o di aggressività, sopraffazione o violenza.

Crede nella mediazione familiare in questo senso?

Molto, credo che possa fare tanto ed io stesso partecipo alla formazione di mediatori; ritengo sia qualcosa di utilissimo e quasi indispensabile però bisogna che anche la mediazione si ispiri a delle idee forza chiare: non è un fatto puramente tecnico ma valoriale.

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