ASCOLI PICENO -Il cartellone della stagione di Prosa del Ventidio Basso è uno dei più fitti di sempre. Mai come quest’anno infatti sono in programma tante esibizioni. Al contrario però, per quello che riguarda la Lirica, non è prevista nessuna rappresentazione al Massimo cittadino. Sembra per ora saltata infatti la collaborazione con la Fondazione Pergolesi di Jesi, che aeva portato buoni risultati con l’ottima rappresentazione a marzo de “La Traviata”.
Invece al teatro ascolano, almeno nel prossimo anno, non ci saranno più opere. Ad annunciarlo è lo stesso sindaco Castelli: “inutile negarlo, purtroppo non ci sono fondi a disposizione. Stiamo lavorando per salvare la rappresentazione estiva in Piazza del Popolo, per la quale siamo ottimisti”.
La scorsa estate, con “L’Otello” di Verdi venne offerto uno spettacolo entusiasmante grazie alla suggestiva scenografia ‘naturale’ offerta dal Palazzo dei Capitani e alla presenza di artisti di primo piano. Anche se non si ottenne quel ritorno di pubblico che ci si aspettava, a causa probabilmente di una errata campagna promozionale.
Quest’anno la speranza è che le cose, almeno per quello che riguarda la lirica estiva, vadano meglio sotto il punto di vista dell’organizzazione. E per la prossima stagione si dovrà assolutamente fare qualcosa di più per cercare di proporre gli eventi in ogni stagione. Ci vuole una programmazione seria e stabile negli anni. Una città che vuole puntare sulla cultura non può fare a meno della Lirica: questo amministratori, organizzatori e istituzioni dovrebbero saperlo. E un teatro come il Ventidio Basso non può rimanere all’asciutto di titoli.
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Per poter fare lirica ci vogliono soldi si, ma è importante sapere anche come fare per prenderli! E c’è bisogno di una gestione oculata dei fondi, è assurdo che per la prosa vengano spesi tutti quei soldi, senza poi alcun ritorno economico visto che sono spettacoli comprati e non prodotti nel territorio. uno spettacolo lirico, ha ritorni importanti nel nostro territorio se promosso non come evento a se, ma se facente parte di un piano di marketing valido per la promozione del territorio e della città di Ascoli Piceno. Inoltre, con produzioni qualitativamente elevate (che non vuol dire necessariamente maggiori costi), è possibile portare in città proprio quel tanto contestato pubblico di nicchia, il quale venendo spesso da fuori, può portare importanti guadagni nelle casse degli operatori non solo ascolani ma in generale piceni se inserito in un progetto turistico serio. E’ da considerare inoltre il fatto che con produzioni fatte nella città, è possibile impiegare le maestranze locali partendo dalla preparazione scenografie, passando per la sartoria, l’orchestra o il coro al contrario degli spettacoli che vengono acquistati come “pacchetti” prodotti in altre parti d’Italia. Di certo quest’ultima è l’opzione più facile ma è quella scelta da amministrazioni “di paese” che non posseggono alcun glorioso passato culturale, ma è purtroppo anche la scelta di Ascoli.. Non c’è più il cartellone della lirica in uno dei teatri più importanti delle Marche, che purtroppo, pian piano sta venendo surclassato dal Teatro dell’quila di Fermo, visto che molti considerano quest’ultimo il teatro più importante del sud marche, e nel vicino Abruzzo il teatro di Teramo unitamente a quello di Chieti, possono dare lezione di stile e programmazione. Per rendersi conto di ciò basta fare un confronto tra la programmazione del Ventidio basso ed il teatro dell’Aquila: mentre quella picena è “a senso unico” senza alcuna diversificazione dell’offerta, quella fermana al fine di andare incontro a tutte le componenti della cultura e dello spettacolo ha una struttura articolata e plurale che riesce a dare spazio a tutti i vari settori partendo dalla prosa, passando per il balletto, l’opera e concerti. Per avere conferma di ciò basta andare sui siti dei due teatri e verificare le differenze: addirittura su quello del Ventidio, cliccando sulla pagina della lirica non ci sono risultati, come anche per i concerti di classica! Ascoli ed il suo teatro, erano al centro dell’attività marchigiana per lirica balletto e prosa, ora invece siamo diventati un piccolo teatro che non fa altro che comprare spettacoli esterni, senza più la capacità di progettare il proprio futuro.