ANCONA – Progettualità e gestione: sono i due pilastri della riforma degli enti regionali per il diritto allo studio, approvata dall’Assemblea legislativa, con l’istituzione dell’Erdis (Ente unico con personalità giuridica).

Una riforma che, come sottolineato dal presidente Ceriscioli, “non si prefigge di ridurre i contributi, ma di cogliere le opportunità per un cambiamento positivo del sistema”. La riforma conferma il finanziamento triennale, proprio a ribadire che l’intento non è quello di risparmiare risorse, una quota consistente delle quali (14 milioni di euro sui 27 complessivi annuali) è a carico del bilancio regionale. l’assessore Loretta Bravi chiarisce che “progettualità significa implementare l’offerta formativa per i giovani, destinare le risorse del Fondo sociale europeo all’alta formazione, ai dottorati, ai master, supportando la progettualità legata alla terza missione universitaria, in un realismo di apertura, perché l’università non può essere autoreferenziale, ma va aperta al mondo del lavoro e delle imprese. La riforma sostiene questa apertura, favorendo l’ingresso dei ragazzi nelle filiere produttive con il sussidio dei fondi europei”.

In merito alla gestione dei servizi (secondo asse della nuova organizzazione del diritto allo studio), l’assessore sottolinea che “viene data la possibilità agli atenei di una governance condivisa, di una gestione di prossimità dentro criteri solidi e chiari forniti dalla Regione”.

Il presidente Ceriscioli ricorda che “lo scopo, recondito e paventato da chi si oppone al cambiamento, non è la privatizzazione, in quanto già una quota consistente delle risorse viene utilizzata per l’esternalizzazione di servizi. La nuova legge, da questo punto di vista, non modifica le scelte che ogni Ateneo intende concretizzare. All’opposto, l’aver individuato un erogatore unico (Erdis), può consentire di drenare altri 3-4 milioni dallo Stato”.

Bravi affronta anche il tema della territorialità: “La riforma rispetta le peculiarità, logistiche e culturali, delle diverse università. Consente di accogliere o non accogliere le opportunità di una governance condivisa, che la si può accettare o meno a seconda di ciò che si intende con attrattività dell’ateneo e partenariato territoriale. La crescita non può avvenire solo puntando sull’offerta formativa, ma va sostenuta con l’attrattività di cui i servizi sono parte fondante”.

Bravi ricorda anche quali sono stati gli interlocutori della riforma: studenti, atenei, personale, enti locali, parti sociali: “Ciascuno ha manifestato le proprie richieste, come sevizi efficienti, sicurezza delle risorse, continuità lavorativa, maggior partecipazione al sistema. La Regione ha risposto dandosi quattro criteri: assicurare le risorse (nonostante le note difficoltà di bilancio per i mancati trasferimento statali), ripartirle equamente sulla base di dati oggettivi (numero studenti, immobili, servizi erogati), monitorare i servizi, garantire l’accesso ai fondi ministeriali attraverso un unico ente erogatore”.

L’assessore infine ringrazia tutti coloro che hanno lavorato alla riforma, il presidente e la Giunta regionale, la dirigente del servizio Istruzione, la segreteria: “Ognuno ha sostenuto il percorso con le proprie competenze. Ringrazio la prima Commissione consiliare, perché ha avuto l’oneroso compito di declinare la proposta di riordino a seconda delle esigenze scaturite dalle diverse audizioni. Quello che rivendico, invece, è il metodo, considerato, a torto, la cosa più fragile dell’impianto della riforma. Non condivido questa analisi, in quanto abbiamo faticosamente ricostruito lo storico degli Ersu, vagliati i punti forti e deboli del diritto allo studio marchigiano, preso coscienza delle questioni e dei tanti tentativi di riforma mai approdati in aula. Oggi, invece, abbiamo raggiunto un risultato storico che rivendichiamo e verificheremo nell’anno di traghettamento previsto, senza preclusioni, al fine di giungere alle soluzione consone agli studenti, i veri fruitori dei servizi”.

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