ARQUATA DEL TRONTO – “A Capodacqua le Sae non ci saranno, il nostro paese sarà trasferito a Borgo e questo per noi è difficile da accettare.”

Sono queste le dichiarazioni di Berardina Di Cesare, che si fa portavoce dell’Associazione Capodacqua Viva.

“Abbiamo visto intorno a noi poco movimento – spiega Di Cesare – nessun ascolto e attenzione per l’identità del nostro paese. Le potenzialità di Capodacqua sono due, l’acquedotto e il tempietto ottagonale adottato dal FAI. Ripartire da questo è l’unica alternativa per la rinascita del nostro paese.”

Nel paese di Capodacqua non sono state previste le casette di legno, a causa di difficoltà di viabilità e dissesto idrogeologico. Per tali motivi, gli abitanti saranno spostati nell’area di Borgo 2.

I cittadini di Capodacqua lamentano l’assenza di rispetto per le difficoltà di chi per un tempo non definito dovrà lasciare il proprio paese, in particola modo le persone più anziane.

Crede che il trasferimento forzato a Borgo, possa rallentare la ricostruzione di Capodacqua?

“Crediamo che si tratti di “deportazione politica” – dichiara Berardina Di Cesare. Se le strade fossero state sistemate, subito dopo il 24 Agosto, se le macerie fossero state smaltite nei tempi giusti, probabilmente ora sarebbe stato possibile allestire le SAE anche a Capodacqua.”

L’Associazione Capodacqua Viva, nata nel 1989, propone diverse idee, tra le quali un centro polivalente con casa parrocchiale, biblioteca, circolo ricreativo e sala multivalente.

 

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