ASCOLI PICENO – Dura nota del sindaco di Ascoli, Guido Castelli, sulla questione sanità e in particolare sull’ospedale unico diramata il 12 gennaio. Il destinatario è il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli.

“Ceriscioli e la sua arma di distrazione di massa: ospedali unici che stanno solo tra le nuvole e non per terra – esordisce il primo cittadino –  Quando si parla di sanità non si può scherzare perché stiamo parlando della pelle dei nostri cittadini. E quando si riveste un ruolo istituzionale, come quello di Presidente della Regione Marche e contemporaneamente di assessore alla Sanità, non dovrebbero più contare i colori politici ma si dovrebbe mettere in primo piano esclusivamente la salute della gente”.

Castelli aggiunge: “Ecco perché se io fossi in te, darei un semplice esempio ai marchigiani: quello della concretezza. E prima di parlare in lungo e in largo di ospedale unico nel Piceno, penserei di risolvere le annose problematiche che oggi affliggono il Sud delle Marche dal punto di vista sanitario : budget ridotto, mobilità attiva non riconosciuta, posti letto insufficienti, personale da assumere – dichiara – Comodo ipotizzare ospedali futuri, rifiutando il confronto sulle condizioni in cui versano quelli del presente. Caro Luca, cianci tanto di localizzazione del nuovo ospedale ma intanto nella tua Pesaro, dove la localizzazione dell’Ospedale unico è stata stabilita oltre un anno fa (novembre 2016) , ancora non si intravede eppure l’inizio di lavori per la nuova struttura”.

Il primo cittadino si domanda: “Che ne pensano i pesaresi ? Quale credibilità si può avere scendendo con dichiarazioni da Lanzichenecco nel vari territori: come nel Piceno, dove tu presidente Ceriscioli scendi esclusivamente vestito di algoritmo e nient’altro, stabilendo unilateralmente, al di là delle esigenze dei sindaci, veri sensori delle attese dei propri cittadini, localizzazioni di strutture – chiede – Sei forse un sovrano feudale? La verità vera, rispetto all’inconcludenza organizzativa e politica sul settore strategico della sanità regionale, è che stai utilizzando, caro Ceriscioli, l’ospedale unico come strumento di distrazione di massa. E’ come fare la pubblicità del jackpot del Superenalotto da 80 milioni di euro non dicendo chiaro a chi gioca le probabilità vere di vincita di quel premio esorbitante, irrisorie, per non parlare di posti di lavoro e cure ottimali per i cittadini o di ricostruzione post sisma”.

“Allora, caro Ceriscioli, ti va per una volta di giocare a carte scoperte? Io non mi sottraggo certo dal dibattito sull’ospedale unico, ma prima c’è il rispetto per i sindaci e da lunedì invierò lettere a tutti i primi cittadini del Piceno con la richiesta di indicare il luogo più idoneo nel proprio territorio che ritengono idoneo alla realizzazione dell’ospedale unico del Piceno – afferma il sindaco di Ascoli – Certo è però, visto che non parliamo del Superenalotto, che riteniamo ineludibile dare subito il via all’Azienda Ospedaliera: ci vuole poco, basta una semplice delibera. Condizione necessaria ad ogni dibattito o dialogo sulla sanità del Piceno – prosegue – Questa scelta, che tra l’altro era nel precedente piano sanitario regionale, contribuirebbe a sanare due penalizzazioni evidenti per il Piceno: recuperare le risorse della nostra mobilità attiva per potenziare le attività dell’Area Vasta 5, per ristabilire un numero equo di posti letto nella sanità pubblica provinciale”.

Castelli afferma: “Il tuo dinamismo sospetto sull’ospedale unico del Piceno, caro Ceriscioli, un’ospedale che per come vanno le cose, project si project no, lo vedremo realizzato magari tra una quindicina d’anni, vuole forse nascondere che l’Area Vasta 5 sta andando avanti per lo spirito eroico degli operatori medici e paramedici che suppliscono a carenze talmente evidenti che neppure l’ospedale unico del Piceno, la tua arma di distrazione di massa, può relegare nel buio?”.

Il sindaco di Ascoli conclude: “La gente se ne accorge, i medici, gli infermieri, i tecnici se ne accorgono. Forse tu, pesarese, ci conosci poco ma nel Sud delle Marche non portiamo l’anello al naso“.

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