ASCOLI PICENO – Fuga da Ascoli. Il rischio è che uno degli asset strategici per il rilancio cittadino dal punto di vista culturale e sociale, ovvero la trasformazione del centro urbano in un luogo adatto allo studio universitario, diventi soltanto un ricordo, con grave danno anche economico oltre che culturale per una serie di attività via via sviluppate a supporto dell’offerta universitaria.
Il sindaco Guido Castelli, così, ha preso carta e penna – o meglio mouse e tastiera – e ha scritto una lettera al Rettore dell’Università Flavio Corradini in merito al corso di laurea “Tecnologie e Diagnostica per la conservazione e il Restauro”.
Di seguito riportiamo la lettera integralmente.
Preg.mo Magnifico Rettore
Il corso di laurea “Tecnologie e Diagnostica per la conservazione e il Restauro”, già Tecnologia e Restauro dei Beni Culturali, è attivo ad Ascoli Piceno oramai da circa un decennio grazie alla collaborazione del CUP – UNICAM e del Comune di Ascoli Piceno. Il corso secondo l’anagrafica nazionale degli studenti del MIUR ha una numerosità di studenti (AA 2011/2012) di assoluto rilievo con i suoi 105 iscritti che messi a confronto con le altre sedi prestigiose come Università di Bologna 62 iscritti, Università di Padova 38, Università di Milano 87, Università di Siena 21 e Università di Torino con 49, ed appena al di sotto di università di livello internazionale come Roma La Sapienza con 107 iscritti, Università Ca Foscari di Venezia prima con 138 iscritti e Università della Calabria con 109 danno l’idea dell’importanza di questa attività formativa sul territorio regionale e nazionalerisultando il 4° corso d’Italia per numerosità degli iscritti.
Dalle analisi di customer del consorzio Alma Laurea, luglio 2012, il corso di laurea in argomento è il 3° a livello nazionale per tasso di occupazione ad un anno dalla laurea con un tasso pari al 56,5% ed al 3° posto tra i corsi di laurea in termini di occupazione della stessa Università di Camerino. Gli studenti evidenziano un altissimo grado di soddisfazione per la qualità della didattica erogata con un tasso pari all’87% del grado di soddisfazione e questo a fronte della collaborazione di importanti storici dell’arte di chiara fama internazionale, come il prof. Papetti, e del personale dirigenziale delle Soprintendenze da anni impiegati nella salvaguardia di Beni Culturali come docenti a contratto del corso di laurea.
Pertanto mi sento di dover reiterare l’appello giá rivoltoLe in occasione della riunione del comitato paritetico Unicam/Cup del 20 febbraio u.s. affinché soprassieda e valuti alla disattivazione di questo corso di laurea almeno per l’AA 2013/2014; del pari sará mia cura sollecitare il sindaco di Urbino Corbucci e il Magnifico Rettore dell’Università di Urbino professor Pivato (nonché tutte le autorità politiche ed economiche) affinché si dia corso all’attivazione della laurea a ciclo unico quinquennale già dal prossimo AA 2013/3014 in coerenza con la normativa MIBAC/MIUR per l’esercizio della professione di restauratore con un indirizzo lapideo ad Ascoli Piceno.
Auspicando un positivo riscontro, l’occasione mi é gradita per porgere
Copyright © 2026 Riviera Oggi, riproduzione riservata.

Dobbiamo renderci conto che non possiamo aprire una sede universitaria per ogni paese, Macerata o Teramo non sono così distanti da Ascoli, cosi come San Benedetto non è distante da Ancona.
I comuni debbono pensare ad investire sulle infrastrutture delle scuole primarie e secondarie, che sono realmente indispensabili per i loro territori, mentre per altri progetti, tipo il mantenimento di succursali di sedi universitarie, c’è la necessità di valutarne la sostenibilità economica. Se il numero degli iscritti non è sufficiente al sostegno dell’ente, bisogna ripensarne la necessità, non si possono spendere i soldi dei cittadini per servizi che potrebbero essere svolti in maniera migliore e sicuramente con una migliore sostenibilità economica da sedi universitarie già esistenti a pochissimi km di distanza.
D’altronde se Castelli è favorevole alla realizzazione di un ospedale unico purché questo migliori l’efficienza della sanità locale, perché poi dovrebbe opporsi ad una migliore organizzazione dell’offerta formativa locale?
Credo che l’iniziativa del Sindaco di Ascoli sia da rilanciare. Quello che forse “berry” non tiene conto è che diminuire comunque il peso sul territorio delle università pubbliche significa affermare uno stop alla formazione. Stiamo attraversando una crisi economica epocale e anche andare ad Ancona ci vogliono risoprse e non ci sono.
Sul territorio debbono starci le università! Si facciano tagli su altri settori come ad esempio il costo della politica per intenderci.