MONTEMONACO – Il mistero non è risolto. Ma Piceno Oggi può, almeno, ricostruire la strana vicenda che nelle ultime settimane ha riguardato Casa Gioiosa, struttura di proprietà della Diocesi di San Benedetto-Ripatransone-Montalto, che a partire dallo scorso 8 novembre fino all’11 febbraio ha ospitato cittadini di Montemonaco impossibilitati a restare nelle loro abitazioni a causa dei danni provocati dal terremoto.

Di mistero parliamo non a caso, non tanto per la vicinanza con i luoghi della leggenda della Sibilla, ma per alcuni aspetti che ci paiono razionalmente incomprensibili e dunque di difficile spiegazione.

Precisiamo intanto che Casa Gioiosa è un bene che rientra nell’Opera Diocesana di Assistenza, un ente diocesano che negli ultimi anni ha dismesso alcune strutture come asili a Comunanza e a Montalto. La gestione dell’Oda è stata di pertinenza, fino allo scorso 31 dicembre, di don Federico Pompei, mentre dal 1° gennaio 2017 la competenza è stata trasferita a don Luca Rammella, parroco di Force.

CASA GIOIOSA L’edificio funge da luogo di accoglienza per colonie estive e visite di gruppi parrocchiali, oltre che come punto di riferimento per la comunità montemonachese (offre spazi per feste, incontri, una piccola chiesa ben riscaldata d’inverno e quindi molto frequentata). Le opzioni per i visitatori sono di solo pernottamento (10 euro al giorno) o anche uso cucina (12 euro), con possibili sconti di volta in volta accordati. Casa Gioiosa resta ufficialmente, comunque, una struttura non a scopo di lucro e in quanto tale esentata dal pagamento dell’Imu.

TERREMOTO Dopo la scossa del 30 ottobre Casa Gioiosa è divenuto il luogo dove i cittadini privi di una casa o comunque in situazione incerta circa l’agibilità, hanno trovato riparo. Ma oltre a loro, qui hanno trovato ospitalità personale dei Vigili del Fuoco, Vigili Urbani, Croce Rossa, Protezione Civile, volontari, funzionari del Comune. È stimabile che abbiano trovato accoglienza circa 100 persone al giorno, a partire dall’8 novembre, dopo che l’arrivo degli sfollati nei giorni immediatamente precedenti era stato quasi spontaneo.

CHI PAGA? Abbiamo già pubblicato la norma di legge regionale che rimanda i pagamenti per casi simili alla Regione Marche, come d’altronde avviene per tutti gli alberghi della costa adriatica. Eppure in questo caso vi è stata una intromissione dell’Amministrazione Comunale la quale, pur non pagando ovviamente (i fondi restano regionali) si è accordata con l’allora responsabile di Casa Gioiosa per mediare i termini del pagamento della struttura a favore della Curia. Non è facile capire il motivo per il quale il Comune, già oberato da una situazione straordinaria, abbia voluto, unico tra tanti, iniziare una trattativa economica in un ambito non di sua competenza.

Al momento non ci risultano comunque essere documenti firmati da ambo le parti (Curia e Comune) in merito alla gestione straordinaria di Casa Gioiosa: ovvero il confronto tra Comune e Curia non sarebbe avvenuto sulla base di un documento scritto che comprovasse il ruolo del Comune come mediatore tra Curia e Regione. A norma di legge vi sarebbe stato un rimborso possibile pari a 25 euro a persona, per notte.

LE PAROLE DI CORBELLI Ufficialmente il sindaco ha rilasciato dichiarazioni soltanto a Ilfattoquotidiano.it, smentendo invece, solo 24 ore prima, contenziosi su importi di qualsiasi cifra al nostro giornale. Possiamo ora comprendere meglio la fonte dei numeri dichiarati, anche se non vi sono documenti comprovanti accordi di nessun tipo, almeno in nostro possesso e almeno fino ad oggi. Dicevamo: ogni persona ospitata a Casa Gioiosa garantiva alla Curia un rimborso di 25 euro a testa. Il Comune decide di mediare e tale cifra diventa di 12 euro, equivalente al pernottamento delle colonie estive, per poi scendere ancora a 10 euro (il che, moltiplicato per 100, equivale a mille euro al giorno).

PROPOSTA RIFIUTATA In realtà il Comune di Montemonaco propone anche qualcos’altro. Ovvero un contratto di comodato gratuito di Casa Gioiosa, a favore del Comune, per tutto il periodo in cui i terremotati vengono ospitati, quindi a partire dall’inizio dell’emergenza fino alla fine del mese di maggio.

Dunque, nonostante a norma di legge il Comune non fosse tenuto ad alcuna mediazione riguardo Casa Gioiosa, non solo ci si è intromessi nella contrattazione Curia-Regione, ma si è domandato anche di gestirla direttamente. Fatto totalmente anomalo rispetto alle altre situazioni della costa. Se il Comune non era tenuto a pagare nulla, per quale motivo si è chiesta la gestione in comodato gratuito di Casa Gioiosa?

Ad ogni modo il sindaco propone, oltre l’ovvio pagamento delle utenze, un rimborso forfettario di 7 mila euro per i “mancati guadagni” fino al 31 gennaio, più una spesa ulteriore per il periodo 1° febbraio-31 maggio.

IL CONTO CRESCE La gestione di decine di persone e il pagamento delle utenze iniziano a sommarsi, per cui la Curia, incanalata nelle relazioni col Comune, inizia ad interloquire con l’Amministrazione per l’ottenimento dei rimborsi. Tra le due parti la tensione cresce giorno dopo giorno per l’impossibilità di trovare un punto di incontro: prima di tutto viene rifiutata la proposta di comodato gratuito, poi il sindaco valuta l’ammontare del rimborso in 41 mila euro ma propone di escludere dal conteggio Croce Rossa e Vigili del Fuoco e quindi ridurre la spesa a 25 mila euro. Soldi che, ricordiamolo ancora, sarebbero stati pagati dalla Regione Marche.

Bisognerà a questo punto capire se il conto che il Comune voleva pagare all’Oda fosse stato equivalente  a quello che la Regione avrebbe pagato al Comune: usiamo il condizionale perché ci troviamo di fronte ad una caso anomalo rispetto a tanti altri, e oltretutto senza documenti ufficiali o almeno tali firmati tra i contraenti. Resta difficile, infatti, comprendere in che modo uomini della Protezione Civile o dei Vigili del Fuoco potessero essere cancellati dalla lista dei pernottamenti o dichiarati a pernottamento gratuito, anche a livello burocratico. Ed è misterioso il motivo per cui un sindaco di un piccolo comune gravato da una emergenza straordinaria arrivi a compromettere i rapporti con la Curia per somme non di competenza comunale.

GENNAIO La situazione diventa sempre più tesa anche se il maltempo e le nuove scosse di gennaio allungano i tempi della trattativa. Si arriva poi al 30 gennaio, giorno in cui il sindaco, in una riunione coi consiglieri di opposizione, presenta il conto Casa Gioiosa e parla di 41 mila euro. Dalle testimonianze dei consiglieri si percepisce che il conto sia da addebitare alle casse comunali, cosa che non può avvenire. Lo stesso Corbelli legge una lettera scritta a Papa Francesco, promettendo di indirizzargliela.

SFRATTO Il 4 febbraio Corbelli ripete le stesse parole ai residenti di Casa Gioiosa, anche qui parlando di 41 mila euro e ribadendo che sabato 11 si sarebbe abbandonata la struttura. La questione esce poi dagli stretti confini montemonachesi, arriva sui social. Piceno Oggi viene contattato ma il sindaco, alla nostra telefonata, smentisce “categoricamente” che vi sia un conto presentato dalla Curia. Nei giorni seguenti pubblichiamo due comunicati della Curia e una intervista al sindaco, ma con una intervista a ilfattoquotidiano.it Corbelli presenta il leggendario conto.

E SFRATTO SIA Nonostante la Curia ribadisca di non voler essere pagata dal Comune pubblicamente, la qual cosa rappresenterebbe il busillis rivendicato da Corbelli, sabato 11 Casa Gioiosa viene sgomberata. La vicesindaco Manuela Corbelli, intervistata da Piceno Oggi, parla di “fine dell’emergenza”. Gli sfollati tuttavia non tornano nelle loro abitazioni inagibili ma vengono trasferiti ad Ascoli e Comunanza.

 

DOMANDE SENZA RISPOSTA

1)      Perché il Comune di Montemonaco ha deciso di intromettersi tra Regione Marche e Diocesi per definire i termini di pagamento delle persone ospitate a Casa Gioiosa?

2)      Perché il Comune di Montemonaco ha chiesto di ottenere Casa Gioiosa in comodato gratuito fino al 31 maggio per l’accoglienza dei terremotati, e poi invece ha deciso di mandarli via l’11 febbraio?

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