ASCOLI PICENO – Venerdì 29 settembre nella Pinacoteca civica del Palazzo del Municipio di Ascoli si terrà l’incontro “Macerie nel cratere, la gestione sostenibile”.

La tematica è attuale e in linea con l’interesse  sia di chi dovrà abitare i territori colpiti dal sisma, sia di tutti i tecnici, gli operatori del settore, le istituzioni e i politici locali che dovranno dare risposte concrete.

Tra gli interventi, che hanno come obbiettivo quello di evidenziare la situazione della gestione delle macerie post sisma, ci sarà anche quello di Francesca Pulcini, Presidente di LegAmbiente Marche.

La Presidente, originaria di San Benedetto, spiega come LegAmbiente sia in stretto contatto con la Regione Marche, monitorando costantemente ogni tipo di intervento.

Proprio il 28 settembre, il Senato ha approvato la legge Realacci sui piccoli comuni, fornendo gli strumenti per valorizzare le piccole comunità, in cui rientrano perfettamente i territori maggiormente colpiti dal sisma.

In virtù di tale traguardo, dell’approccio di LegAmbiente nei confronti dei territori che hanno bisogno di nuove strategie di sviluppo, Francesca Pulcini risponde sull’impegno dell’Associazione per la tutela del cittadino e dell’ambiente che lo circonda.

Quali sono le proposte di Legambiente sul riutilizzo dei materiali ricavati dalle macerie post terremoto?

”Nella prospettiva di affermare pratiche di economia circolare, le nostre proposte si concentrano in particolare sul riutilizzo per la ricostruzione degli inerti, che sono circa il 95-98% delle macerie. Il rischio, se non si interviene, è che anche gli inerti diventino rifiuti da smaltire spostando il problema più a valle. Vogliamo invece che la gestione delle macerie sia orientata verso il recupero e il riuso per la ricostruzione. Fondamentale in questa fase è riuscire a ridurre la movimentazione dei materiali: vanno individuate aree per il deposito e la lavorazione degli inerti più vicine ai luoghi di produzione delle macerie per ridurre i rischi stradali, l’inquinamento, i costi e per renderli effettivamente disponibili per la ricostruzione – afferma – Va programmato e messo a regime un ciclo produttivo innovativo per ridurre al minimo il conferimento in discarica e il prelievo dalle cave di materiale vergine con ulteriore consumo di suolo. Il Piano regionale di gestione delle macerie deve essere accompagnato da una programmazione che specifichi la filiera del recupero, le caratteristiche tecniche dei materiali per garantirne la qualità, le modifiche ai capitolati di gara che prevedano il loro utilizzo, le norme premianti per allargare il mercato dei materiali riciclati. Le istituzioni pubbliche devono favorire e governare queste innovazioni, intervenendo sulla qualità dell’offerta e sulla domanda. E’ una bella sfida, l’innovazione tecnologica degli ultimi anni e alcune buone pratiche già realizzate anche in Italia permettono, con un po’ di buona volontà politica, di affrontarla e vincerla. E se ci riusciamo costituirà un modello positivo per tutto il Paese”.

La gestione delle macerie nella Regione Marche ha ottemperato in maniera puntuale allo smaltimento, con i rischi che comporta tale operazione?

”La Regione Marche, eccetto l’incarico affidato inizialmente all’ATI Seipa-HTR per la rimozione di circa 22 mila tonnellate di macerie di Arquata, utilizza per la rimozione, la separazione e lo smaltimento delle macerie i servizi delle due aziende a partecipazione pubblica: il Cosmari per le macerie della provincia di Macerata e Picenambiente per le macerie delle province di Ascoli Piceno e Fermo. Per quanto ci è stato possibile verificare, a noi sembra che le operazioni di separazione e smaltimento seguano correttamente le procedure previste dalla legge e dalle ordinanze della Protezione civile, garantendo il corretto smaltimento e un continuo monitoraggio. L’amianto individuato sul luogo viene rimosso e smaltito da aziende specializzate; il personale delle due aziende aiuta i tecnici della Sovrintendenza a separare e recuperare i beni e i resti di interesse storico-culturale, le cosiddette macerie A e B. Fatta questa prima selezione le macerie vengono trasportate nei siti di stoccaggio provvisorio delle due aziende, autorizzati dalla Regione, dove avviene una separazione più accurata. Le diverse tipologie di rifiuti (ferro, elettrodomestici, indifferenziato, isolanti,…) vengono destinate al recupero o allo smaltimento. Il ritiro degli inerti, pari al 95-98% di tutte le macerie, viene effettuato da aziende private individuate tramite gara. Però non ci è dato sapere quanti inerti vengono recuperati e quanti smaltiti. Stiamo chiedendo alla Regione Marche di monitorare anche la parte finale della filiera con il fine di programmare e incentivare il riutilizzo degli inerti per la ricostruzione”.

Dopo oltre un anno, qual è secondo lei la situazione delle smaltimento dei detriti?

”Dagli inizi di settembre finalmente la macchina è stata messa in moto e si sta procedendo più celermente rispetto ai mesi scorsi. Al 2 agosto erano state rimosse circa 110 mila tonnellate, il 10% di tutte le tonnate stimate pari a 1.120.000. Al 20 settembre quelle rimosse erano 157 mila tonnellate pari al 14%. Ora che le strade, salvo eccezioni come Arquata e Pescara del Tronto, sono state riaperte e rese percorribili e le demolizioni degli edifici privati pericolanti stanno procedendo, grazie anche al contributo dell’esercito e dei vigili del fuoco, speriamo si riescano a recuperare i ritardi, non tutti giustificabili. A nostro parere ci sono ulteriori margini di miglioramento per accelerare i tempi di rimozione delle macerie e di recupero della enorme frazione degli inerti, intervenendo sulle demolizioni e prevedendo aree di deposito e lavorazione degli inerti più vicine ai luoghi di produzione delle macerie e il coinvolgimento di altri soggetti, anche privati, che possano contribuire ad accelerare la rimozione. Questo permetterebbe di abbattere i tempi e l’impatto sull’ambiente. Di questo e di molto altro parleremo nel corso dell’evento “Macerie nel cratere – incontro per una gestione sostenibile”, che si terrà venerdì 29 settembre dalle 16 alle 19, nella Sala De Carolis – Pinacoteca civica ad Ascoli Piceno, promosso dall’associazione SpazioAmbiente e dal Comune di Ascoli Piceno con il patrocinio di Regione Marche, Legambiente, ANCE AP, Confservizi Cispel Marche, Ass. nazionale produttori aggregatati riciclati ANPAR, ORGeologi Marche e Picenambiente Spa. Il convegno sarà l’occasione per creare un’importante e preziosa occasione per definire una filiera virtuosa sullo smaltimento e recupero dell’enorme quantità di inerti causati dagli eventi sismici che hanno riguardato soprattutto le Marche, in un’ottica di economia circolare”.

Legambiente è per suo esplicito valore, l’occhio vigile e attento che tutela il cittadino da ogni forma di supremazia sulla natura in ogni sfaccettatura. Quanti e quali sono i controlli effettuati sulla rimozione e lo smaltimento delle macerie post terremoto?

”Per quanto possiamo e ci è permesso fare come Associazione stiamo monitorando costantemente la situazione in tutte e quattro le Regioni, anche recandoci sui luoghi delle demolizioni e dei siti di stoccaggio provvisorio. Ci risulta che giornalmente la struttura regionale marchigiana responsabile della gestione delle macerie riceve un report delle macerie rimosse e di quelle lavorate (ossia separate). Le istituzioni addette al controllo sono l’Arpa Marche e le AUSL competenti territorialmente, non abbiamo però il dato dei controlli effettuati e dei relativi risultati”.

Crede sia doveroso informare, attraverso relazioni rese pubbliche, anche la popolazione che è tornata, o tornerà poi nei territori colpiti dal sisma?

”Abbiamo formalmente fatto la richiesta che il monitoraggio delle macerie sia accessibile in tempo reale tramite internet, in modo che i mezzi di informazione e tutti i cittadini possano essere costantemente informati. Siamo convinti che il controllo sociale anche sulla rimozione e la tracciabilità delle macerie aiuti le Istituzioni a fare prima e bene. In attesa, con l’Osservatorio per una ricostruzione di qualità promosso da Legambiente e Fillea Cgil stiamo cercando di dare un contributo ricostruendo l’intera filiera delle macerie nelle quattro regioni interessate, sia per diffondere le informazioni che per rendere sostenibile da un punto di vista ambientale la gestione di una quantità enorme di macerie prodotta dagli eventi sismici del Centro Italia”.

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