ASCOLI PICENO – In occasione della visita del vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio ad Ascoli, dove è intervenuto al Centro Congressi della Camera di Commercio, il presidente marchigiano del sistema camerale, Gino Sabatini, ha letto il seguente intervento che riproponiamo di seguito integralmente.

 

Signor Ministro, gentile Ospiti, Signore e Signori,

desidero porvi il benvenuto nel Centro congressi della Camera di Commercio delle Marche, che è soprattutto uno spazio a disposizione del confronto su temi economici e sociali.

Signor Ministro, desidero ringraziarLa in modo particolare perché, quando ci incontrammo per la prima volta al Micam – era febbraio – mi ha promesso una visita in tempi brevi. Grazie per essere qui e mi auguro che ci siano altre occasioni di confronto con Lei, perché le Marche hanno bisogno di dialogare continuamente con il Governo su tantissimi temi strategici.

Come sa, da appena sei mesi abbiamo dato vita alla Camera di Commercio delle Marche: la quinta in Italia per numero di imprese rappresentate e la prima per estensione territoriale.

Accorpando le 5 preesistenti realtà provinciali abbiamo contribuito compiutamente, caso unico in Italia, al raggiungimento degli obiettivi di razionalizzazione e risparmio che sappiamo bene quanto stiano a cuore a Lei e alla collettività. Siamo una buona pratica, un esempio nazionale, un modello replicabile.

Abbiamo condiviso gli obiettivi preliminari della riforma camerale, anzi nelle Marche li abbiamo anticipati, lavorando allo snellimento del sistema, azzerando ogni tipo di spreco, mettendo a disposizione delle imprese  risorse per progetti seri e mirati e non per interventi a pioggia.

È anche vero che proprio questa riforma ha bisogno di una messa punto e di qualche modifica, che ci consenta di operare con sempre maggiore efficacia a sostegno delle imprese, specie le piccole e micro, che costituiscono l’ossatura del tessuto economico italiano – e le Marche ne sono l’esempio.

Mi riferisco, in particolare, al recupero del diritto annuale tagliato dalla riforma e finalizzato alle esigenze delle imprese su progetti concordati con il MISE e alle funzioni legate all’internazionalizzazione: dobbiamo aumentare la vocazione all’estero soprattutto delle piccole imprese, che altrimenti scomparirebbero.

L’ICE può essere il punto di riferimento dei big della nostra industria, non lo può essere per chi ha bisogno di un sostegno continuo: dalla scoperta dei nuovi mercati target, all’assistenza all’estero nelle fiere, nella creazione di reti commerciali, nelle piccole difficoltà che si incontrano nel quotidiano.

Mi auguro che questi macro-temi possano essere inseriti nella sua agenda di lavoro.

Mi permetta, però, di parlarLe brevemente della mia regione. Parlare delle Marche mi emoziona ma è anche la mia missione di Presidente della Camera di Commercio regionale: questa è una regione straordinariamente bella, da nord a sud, con eccellenze industriali e artigianali, nel campo dell’alta formazione e in ambito culturale e turistico.

La crisi economica qui ha colpito duro e il terremoto ha fatto il resto. Mi creda, il sisma ha devastato gli aspetti geografici, quelli sociali e quelli economici in una parte molto ampia della regione.

Sono certo che questa situazione Le sia ben nota, perché ancora si riflette sui livelli occupazionali e sulle crisi aziendali che ancora continuano a verificarsi.

C’è bisogno di attenzione, c’è bisogno di cambiare passo, c’è bisogno di tanta concretezza.

Il riconoscimento da parte del MISE di area di crisi complessa del distretto della calzatura Fermo e Macerata, ad esempio, è un passo strategico per il riposizionamento e la ripresa del più importante distretto produttivo italiano del settore.

Confido che tutti i provvedimenti ad esso relativi siano tarati alle effettive dimensioni della stragrande maggioranza delle aziende calzaturiere fermane e maceratesi, che è piccola se non addirittura micro.

In ogni caso, questo provvedimento va accompagnato dal riconoscimento del made in Italy e – ma questo vale per tutto il manifatturiero italiano – da una riduzione consistente del cuneo fiscale e un calo significativo dell’Ires.

Signor Ministro, bisogna dare più risorse alle aziende perché sono queste che creano la vera occupazione.

Così come è importante il procedere delle azioni in favore del Piceno e della Val Vibrata: mi auguro, in entrambi i casi, che non siano finanziamenti messi in campo per sopravvivere, ma le fondamenta di un ampio progetto per crescere e tornare a essere competitivi.

Quando penso al terremoto e, soprattutto, alla ricostruzione post-sisma, faccio mio l’appello degli edili perché le aziende del territorio siano chiamate a intervenire localmente, anche grazie allo spacchettamento degli appalti disposti dalle amministrazioni locali. C’è bisogno di trasparenza e c’è bisogno di lavoro: attraverso l’istituzione di una ‘white list’ entrambi gli obiettivi sarebbero raggiunti.

Le Marche hanno bisogno di infrastrutture, hanno bisogno di ridurre le distanze, hanno bisogno di collegamenti rapidi: il completamento della Quadrilatero, i cui tempi sono stati scanditi nelle scorse settimane dal presidente Conte, è una priorità assoluta, ma va accompagnato, ad esempio, dalla realizzazione della ‘Fano-Grosseto’, dal raddoppio ferroviario della ‘Falconara-Orte’ e da una maggiore attenzione di Trenitalia verso i grandi centri turistici della regione, a cominciare da San Benedetto del Tronto e Civitanova Marche, dall’uscita veloce dal porto di Ancona.

Signor Ministro, sono progetti dei quali si parla non da anni ma da decenni: tante buone intenzioni, tante promesse, zero risultati.

Le confesso una mia forte preoccupazione: l’ipotesi che il traforo del Gran Sasso possa essere chiuso tra 4 giorni sarebbe un altro colpo mortale all’economia e alle comunità, soprattutto quelle del Sud delle Marche, che hanno come unica alternativa verso la Roma la Salaria, con alcuni tratti regolati da semaforo e a senso unico alternato.

Non posso, in conclusione, non fare un riferimento agli effetti della crisi delle banche – e in particolare di Banca Marche – sui cittadini e sugli imprenditori marchigiani: c’è un fondo da 1,5 miliardi in tre anni ma c’è il rischio di violare una direttiva europea ed è tutto fermo.

Ebbene, da Europeista convinto mi auguro, Signor Ministro, che il prossimo rinnovo del Parlamento e dei vertici di Bruxelles sia l’occasione straordinaria per avere un’Europa più sobria, meno egoista; più attenta alla qualità della vita e meno alle dimensioni delle vongole.

L’Italia merita di stare dentro a un’Europa all’interno della quale occupazione, imprese, infrastrutture, giovani, capitale umano, spinta all’innovazione, sostenibilità diventino temi pressanti, materie sulle quali costruire lo sviluppo dei singoli Paesi e la competitività dell’intero continente.

Signor Ministro, non interpreti questo mio intervento come la richiesta di forme di assistenzialismo. Noi marchigiani siamo gente concreta, gente che lavora sodo, che non si piange addosso.

Abbiamo però bisogno di farci sentire, di uscire dall’isolamento, di condividere con Regione e Governo le scelte strategiche per vincere le sfide che abbiamo di fronte.

Continuiamo a dialogare e se possibile aumentiamo le occasioni di confronto.

Sono certo che tutte le Associazioni di categoria marchigiane faranno la loro parte.

C’è da proseguire nel dialogo costruttivo, utile ad accelerare i processi e ad affrontare le criticità. Su questo fronte mi troverà sempre pronto, disponibile e motivato.

Grazie Signor Ministro e in bocca al lupo per il suo lavoro.


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